un tre perfetto  

rm_kikki967 51M
0 posts
5/19/2006 6:22 am
un tre perfetto

La tavola oramai è spoglia. I piatti e tutto il resto sono già in cucina. È una buona bottiglia di vino che ora domina la scena. La serata, fin qui, è scivolata via facilmente e senza troppi imbarazzi. I tre commensali hanno amabilmente conversato, qualche battuta, varie risate a spezzare l’aria sottilmente tesa che la situazione di per se genera. E sguardi, molti sguardi fra i tre. Ogni sguardo una promessa, o un tentativo di interpretare i pensieri dell’altro.
Tutti e tre sapevano cosa li doveva aspettare, senza però immaginare il modo, il percorso che inevitabilmente li avrebbe condotti sopra un letto, uno sopra l’altro.
Lo stallo viene interrotto quasi bruscamente la lei. Unica, ma indispensabile lei. I due uomini sanno perfettamente che sono qui per lei. Si alza, avvicinandoci a quello dei due con cui ha più dimestichezza; con il bicchiere di vino in mano, accarezza il suo volto, glie lo porge, lo fa bere tenendo il bordo distante dalle sue labbra, serrando la mascella con la mano libera e ridendo, tutti insieme, del liquido che fuoriesce. Così lo lascia, a pulirsi la faccia sporca con la mano, e con decisione si avvicina all’altro. Sono solo i rumori dei respiri pesanti ad interrompere un silenzio carico di tensione.
Stesso copione, bicchiere vicino alle labbra dell’altro, che leggendo le intenzioni, protende in avanti la testa, sbottonandosi la camicia, per evitare imbarazzanti segni. Il liquido rosso carminio scende e fragorosamente riempie la bocca del suo obiettivo. Di nuovo parte del vino sborda, colando copioso lungo il viso, poi il collo, raggiungendo il petto, e scendendo ancora. Stavolta il programma cambia e una lingua avida si disseta del vino sulla pelle. Il sapore è diverso, un misto di dolce ambra e forte salato dell’epidermide di un maschio eccitato. Lei poggia alla cieca il bicchiere sul tavolo senza staccare le labbra dal corpo dell’uomo, scendendo sensualmente lungo la linea del collo, mordicchiandolo piano, roteando la lingua, scendendo sempre più, ora sul petto, alla ricerca delle tracce che io vino ha lasciato. Raggiungendo e poi fermandosi insistente sul suo capezzolo. Non serve molto insistere perché raggiunga la consistenza voluta, così la lingua lascia il bottoncino duro e si sposta lentamente più in basso. Sono le labbra a fare quel rumore di risucchio, labbra appiccicate a ventosa, che faticosamente conquistano centimetro dopo centimetro la pelle soda della sua “vittima”.
Finalmente l’uomo avverte la presenza delle mani su di sé. L’aspettava, lo sperava, lo desiderava. E le mani abilmente si appoggiano al pacco ormai già gonfio. Prima lo accarezzano, ma subito dopo, con sicurezza, stringono prima la cinta, aprendola facilmente, successivamente armeggiano sulla chiusura dei pantaloni. Mani sull’uccello, bocca che scivola dolcemente da quelle parti, avida e desiderosa. È questo lo scenario di cui il primo uomo, rimasto nel frattempo seduto al suo posto, gode sorseggiando ancora del vino. Sa bene che non deve affrettare i tempi. Tutti saranno soddisfatti ma, innanzi tutto, c’è lei. Sono tutti qui per lei. È solo tramite lei che la situazione può funzionare e così, tranquillo, lascia che i due si dedichino l’un l’altro.
Inutile girare troppo intorno a quell’affare che sta rapidamente ingrandendosi. E così affonda la testa su di lui, aprendo bene la bocca e facendo entrare tutto l’uccello dentro. Neanche troppo lentamente comincia a ritmare il movimento della testa, su e giù, facendo scivolare le labbra lungo l’asta, a tratti stringendo, lasciando che i denti procurino ulteriore piacere. Senza accorgersi, quello con l’uccello nella bocca della donna, appoggia le proprie mani sulla sua testa, accompagnandola nei movimenti. Mugola di piacere e se ne accorge, allora apre gli occhi, guardandola fargli un meraviglioso pompino, e successivamente, alzando lo sguardo, incrocia quello compiaciuto del suo amico.

Compiaciuto, perché quello che sta succedendo lo volevano entrambi, erano addirittura mesi che lo programmavano, alla ricerca esasperata della persona giusta. Non era stato facile trovare chi andasse bene per questo incontro. Doveva essere qualcuno di cui fidarsi, che non fosse troppo imbarazzato o al contrario eccessivamente intraprendente. Un tramite che fosse felice di essere tale e che godesse della situazione senza però farla sua. E già, di questo si trattava. L’uomo, che ora stava guardando la femmina ciucciare e dissetarsi con tanto avidità del cazzo dell’altro, aveva “regalato” tutto questo a lei, memore di situazioni precedenti e di regali analoghi da lui ricevuti. Ed ora finalmente poteva ricambiare. Felice di farlo. Felice di farla godere come voleva.
Considerazioni, queste, che mentre avvenivano, procuravano uno strano sorriso sul suo volto, un sorriso di appagamento e di promesse da mantenere. Quando lei aprì gli occhi per la prima volta dall’inizio del pompino, notò la sua espressione e non ci volle che un attimo per comprendersi, il tempo di allungare la sua mano fino alla sua cintura e trascinarlo verso sé. L’altro uomo, oramai completamente assoggettato alla situazione, ma soprattutto sopraffatto dall’abilità della bocca che circondava il suo uccello, si accorse a mala pena che l’altro si era avvicinato a loro togliendosi i pantaloni e i boxer. Con un cenno di intesa, gli fa un po’ di spazio e osserva la capacità d’improvvisazione che la ragazza dimostra nel frangente. Con un movimento rapido fa scivolare fuori il suo membro bagnato dalle profondità della gola, non senza lasciare i segni dei denti che stringono nella sua durezza l’asta e, tenendola ben salda con una mano che muove decisa, affonda sul nuovo arrivato con altrettanta cupidigia, in un’unica pompa a due cazzi. E così, tenendone in mano uno e in bocca l’altro, la donna comincia a coordinare i movimenti della testa con quelli della mano. E più decisamente stringe l’asta di uno, più i denti affondano nella carne dell’altro. È uno spettacolo, quello che si offre, degno di un porno d’autore.
Comincia il valzer della bocca. Affonda una, due, tre volta in profondità, ne esce trionfante e si avventa sull’altra cappella infuocata. Alternando mano e bocca, conduce i due uomini sull’orlo dell’orgasmo, interrompendo ogni volta quasi al culmine, per dedicarsi all’altro. Le due mani tengono ben salde i due per le palle, riuscendo con insospettabile esperienza a stringerle e farle roteare tra le dita.
Entrambi i due tengono una delle loro, sulla sua testa, spingendo di più ora uno, ora l’altro e con la mano libera stuzzicano tutto ciò che del corpo di lei riescono a raggiungere. Tette, capezzoli, schiena, viso; nulla è tralasciato nel turbinio di movimenti spesso involontari. E quando uno stringe un po’ di più, per reazione lei serra le mascelle procurando dolore e piacere. Dolore e piacere. Così è. Così sarà.
È lui, quello che ha apparecchiato lo spettacolo, che per primo decide di staccare il suo cazzo duro e gonfio (anche dei lividi da lei procurati) dalle sue labbra e di liberarsi dalla sua presa. Si stacca quel tanto che è necessario per portarsi dietro a lei che continua a pompare selvaggiamente l’altro. Senza permetterle di staccarsi dall’uccello la aiuta lentamente e rialzarsi. L’altro uomo si siede in pizzo al tavolo e lei risulta così piegata in avanti, offrendo il suo culo a chi le è alle spalle. Inginocchiatosi dietro lei, le apre dolcemente le natiche e, non altrettanto dolcemente, immerge tutto il suo viso sulla sua fica completamente bagnata.
Comincia a leccarla avidamente, i bordi, le grandi labbra, infilando quanto più riesce la lingua dentro. Ora sono i suoi denti che stringono il sesso di lei, e a ogni stretta corrispondo un mugolio, vai a sapere se di dolore o di piacere. Un lamento che raddoppia, perché per reazione anche lei stringe i denti sul cazzo dell’altro uomo che non riesce a frenare il suo, di lamento.

continua…?


Become a member to create a blog