Del resto, sono qui per te e per il tuo piacere, no?  

rm_kikki967 51M
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5/22/2006 5:12 pm
Del resto, sono qui per te e per il tuo piacere, no?

Parliamo del culo. Innanzi tutto sarebbe necessario immobilizzarti e questo non per puro piacere, ma bisogna che tu non possa muoverti mentre io lavoro su di te. E questa volta a pancia in giù, su un letto. Con un cuscino ciccio sotto il tuo ventre in modo da avere le tue natiche in bella vista. E ovviamente aperte. Legarti le caviglie ai lati del letto in modo da formare con le gambe un angolo almeno di 100/110 gradi. Vedere la tua schiena inarcata già è un piacere. Pausa. Foto. Anche le mani tocca legarle, ma è sufficiente strette, dietro la schiena. Con le dita libere atte a sfiorare ciò che preferisco al momento. La mia lingua aprirebbe le danze assaggiando il dolce sapore del culo, massaggiando tutto l’incavo del sedere, quello spacco così bello da guardare e così piacevole da accarezzare. E giocare con la punta intorno al buco, leccando e rileccando, con un cagnolino. E spingere piano, facendo affondare la lingua dentro, aprendolo piano, sempre più, fino a forzarlo. Lasciar colare la saliva sopra, inumidire tutto intorno bene e solo allora introdurre un dito dentro, sentendo come ci scivola facilmente. Scoparti con un dito, su e giù, dentro e fuori, e poi con due dita, e poi … (ma questa è un’altra storia).
I tuoi gemiti sommessi fanno da colonna sonora e promettono molto altro.
Solo quando vedrò le tue gambe tendersi sui legami e il tuo sedere muoversi da solo alla ricerca delle dita, solo allora lubrificherò con la vaselina tutto intorno, e dentro. Il segnale che sei pronta. Sul cazzo finto invece non passo nulla, ma te lo faccio guardare bene, affinché ti renda bene conto delle sue dimensioni e realizzi che sta per entrare tutto, TUTTO, dentro te. Fino in fondo. Fino all’altra estremità. E a trattamento finito non lo dovrai “estrarre”, ma letteralmente cacare fuori. Mmmhhhhh che bella immagine.
Violerò allora la tua bocca con quel grande coso in modo che siano i tuoi umori a essere lasciati sopra. La tua saliva. Sarai tu a lubrificarlo, come meglio riesci, e meglio riesci, meno dovrà forzarti.
Ed eccoci arrivati finalmente al momento che entrambi aspettiamo. Lo appoggio, lo struscio, lo muovo per farti abituare al suo contatto, ma non a lungo, perché il desiderio sale anche dentro di me.
Con le dite della mano sinistra allargo al massimo le due colline che formano quello splendido spettacolo e con la destra, saldamente, impugno il robo e spingo piano ma deciso, in modo che la sua cappella ti penetri. E’ sempre così, all’inizio ti fa male e ti lamenti, ti è permesso, anzi, aumenta il mio piacere. Fa fatica ad entrare e sono costretto ad usare più forza, tu stringi involontariamente e mi piace che lo fai. Ti fa più male, così, meglio. Spingo e improvvisamente… polp! Entra tutta insieme accompagnata da un tuo strillo. Allora viene il meglio. Ti sento piano abituarti all’intruso, mollare la presa e contemporaneamente io affondo. In principio lentamente, su e giù, in modo da farti abituare alla presenza estranea. Ma poco dopo il tuo culo comincia a rilassarsi e io a spingere di più. Vederlo affondare, entrare inesorabilmente là dove prima era chiuso è uno spettacolo da foto.
Comincio a stantuffare sempre più violentemente e tu a implorarmi di non farlo. Non capisci che più preghi e più spingo. È entrato per metà quando tu cominci a spingere in fuori il culo, ad assecondare i miei movimenti e accompagnarmi nell’azione. Entra, entra sempre più e tu spingi. Non più io, spingi tu. Sono arrivato quasi alla fine della corsa e non è un problema di larghezza, ora. Si tratta di farlo arrivare fino in fondo, vederlo sparire dentro. Ci vuole forza, che riesco a trovare solo grazie ai tuoi lamenti che per me risultano un ulteriore incitamento.
Dentro. Ora è dentro tutto.
Slego le caviglie e riunisco le tue gambe. È un’operazione complessa, perché devo contemporaneamente tenerti dentro quell’enorme cazzo che ti sta sfondando letteralmente il culo. Clic! Altra foto. Con le corde ti lego di nuovo, questa volta, oltre alle caviglie tra loro, anche le ginocchia. E stringo bene affinché tu non riesca a muoverle neanche di un centimetro. Allora prendo una particolare corda che avevo preparato e te la passo in mezzo al tuo meraviglioso spacco. Tiro in su, in modo da impedire al cazzo di uscire anche se spingi, e la lego a quella che unisce i polsi. Più muovi le braccia, più ti sega in mezzo. Più muovi le gambe, più spingi in profondità il cazzo dentro te. Foto.

A forza allora ti faccio girare su te stessa. Mi mostri la pancia, ora, ed è sublime vedere come sono riuscito a far passare la corda che hai tra gambe esattamente in mezzo alla fica. Dentro la fica, per essere più precisi. Vedere la corda bagnarsi del tuo piacere, fracica di umori come sei, merita un’altra foto.

Vediamo se indovini cosa succede adesso. Sei immobilizzata, legata, trapassata, con le gambe serrate. Occhi aperti, non ti ho bendata. Mi guardi salirti sopra, avvicinare il mio uccello a te. Un altro grande cuscino sotto la tua testa e la posizione risulta perfetta. Stai scomoda, lo vedo, il mento quasi a toccarti il petto. Certo non mi dispiace. E’ così che ti voglio. Ora io devo fare i miei comodi. Hai la mie ginocchia affianco alla faccia. I piedi che si appoggiano e si strusciano sulle tue tette. Il mio sedere appoggiato sulla bocca dello stomaco. Seduto su di te. E ti guardo. Godere, piangere, strillare, se preferisci.
E allora mi alzo, mi avvicino alla tua faccia, stringo i tuoi capelli forte e appoggio la mia, di cappella, alla tua bocca. La lascio lì un momento, per farti un piacere, per fartela leccare un po’ come ti piace, ma poi basta. Ho voglia di scoparti la bocca. E tu sai cosa intendo. Scoparti in bocca. Mi appoggio bene con i gomiti, tenendo il mio bacino su di te, sopra la tua faccia, ti ordino di aprire bene la bocca e ti infilzo. Ti scopo forte, violentemente, come a me piace. Facendoti sentire tutto il peso del mio corpo sopra te. E pompo, fin dentro la tua gola. L’ultima foto è per la tua faccia ricoperta del mio sperma, perché, a differenza delle altre volte, questa ti sono venuta fuori, in faccia, nel naso, sugli occhi, sui capelli, sul collo. E il bianco del mio seme si staglia sul rosso fuoco della tua pelle. Tu, così eccitata. Tu, così appagata. Tu, così felice.
Sentirti dire grazie, finito il tutto, avrà ripagato tutta la mia fatica.

Del resto, sono qui per te e per il tuo piacere, no?


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