Abbiamo appena iniziato  

rm_kikki967 51M
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6/17/2006 12:52 am

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6/17/2006 1:02 am

Abbiamo appena iniziato

Ti lego la benda sugli occhi e stringo forte, poi ti prendo e ti sbatto sul letto. Completamente nelle mie mani. Così ti voglio. “togliti le calze piano e dammele. E il resto dei vestiti. Voglio guardarti farlo”. Ti sfili le autoreggenti lentamente, e lentamente il tuo abito scivola a terra, lasciandoti completamente nuda. “non muoverti”. Mi avvicino a te e ti lego con le calze le mani dietro la schiena e le gambe, con delle corde, ai lati del letto. Forte intorno alle caviglie. Ti lamenti, ma è più un sospiro. Ti fa male, ma è necessario, perché è così che voglio per il mio piacere: vederti e sentirti soffrire. Il tuo dolore è il mio piacere.
Sei spaventata, felice, atterrita e terribilmente eccitata. Desiderosa di soffrire per me, di umiliarti per me, per farmi godere. Ma fino a che punto?
Hai le gambe legate ai piedi del letto in modo da averle divaricate, tali da farti sentire inerme davanti a me, nuda, sconcia, completamente aperta.
Adesso posso farti tutto quello che voglio.
Le corde, pur facendoti male, le cominci a riconoscere come estensione del tuo corpo e generano un dolore amico. Un dolore carico di promesse e incognite.
Senza dirti nulla, senza che tu possa vedere nulla, improvvisamente sono sopra di te, schiacciandoti il seno con il peso del mio corpo. Ti afferro per i capelli sollevandoti la testa con una mano e con l’altra ti obbligo ad aprire la bocca. Un po’ per la sorpresa, un po’ per la paura, senza opporti ti lasci penetrare con forza dal mio uccello già duro. Lo metto e lo tolgo qualche volta, così, solo per vederti prenderlo. Poi sfilo l’affare che stringi voluttuosamente tra le labbra e, sempre tenendo serrata la mano dietro te, te lo sbatto energicamente sugli occhi, sulle guance, sul naso. Lo rimetto dentro la tua bocca, e poi ancora lo tolgo e ti colpisco. Ogni volta che il mio cazzo entra nella bocca, lo succhi avidamente, nonostante io spinga molto fino quasi a farti soffocare. Lo sento sbattere forte contro il palato e i tuoi denti mi rigano l’asta e la cappella. Quasi fai male. E reagisco. Ti colpisco, stavolta abbastanza violentemente, a mano aperta sul tuo viso coperto da me e dalla benda. Non avverti l’arrivo, come potresti. E la sorpresa, e la violenza, e il dolore ti fanno serrare ancor di più i denti. E fai più male. Neanche le lacrime riescono a mitigare l’intensità delle sensazioni che stai provando, né impediscono a me di colpirti.
Solo al terzo schiaffo cominci ad accettare me sopra. A comprendere che non puoi opporti. Anzi, che l’opporti aumenterà ancora di più la sofferenza.
Lo stato di dipendenza inerte ti rende più partecipe, più concentrata sui singoli dettagli, sul sapore e sui movimenti.
Ora, dolcemente, mi lecchi la punta, i lati del glande teso e segnato dai tuoi denti.. poi di nuovo lo inghiotti per intero, e ancora scorri la lingua per tutta la sua lunghezza, assaporando le palle, prima una poi l’altra. Sembra quasi che la tua abile e esperta lingua viva di una vita propria, con occhi propri, sicura su dove andare. E su come farmi godere.
Dopo qualche minuto, tolgo l’uccello dalla bocca e mi sollevo un poco.
Non riesci a vedermi, ma intuisci i movimenti. Senti muovere la mia mano veloce, il mio respiro aumentare, il mio desiderio aumentare. Ma non eri pronta al liquido caldo che ti senti piovere addosso improvvisamente. Schizzi prima, poi altre gocce. Calde, appiccicose, dolciastre. Amare.

Dopo essere venuto sulla tua faccia, spandendo lo sperma sulla pelle, i capelli e la benda, te lo rimetto in bocca. “puliscilo bene, puttana”.
Mentre lo fai, rimango sempre più convinto della autodeterminazione della tua lingua. Sembra sappia perfettamente dove passare per rimuovere ogni singola goccia che è rimasta sul cazzo.
“lo sai che non abbiamo finito, vero? Abbiamo appena iniziato.”
Ti lascio lì come eri prima e ti ordino di rimanere immobile. Mi senti allontanarmi, aprire e chiudere porte, scricchiolii, movimenti del mio corpo lungo la stanza e di zip aprirsi. Alcuni minuti che a te appaiono lunghissimi, ferma in una posizione che diventa ogni secondo più scomoda, ma timorosa di fare anche il minimo movimento per paura della mia reazione. Reazione che non tarderebbe ad arrivare. Cominci a capire il gioco, finalmente, e me ne compiaccio nell’osservare la tua immobilità. Tradita solo da piccoli tremiti ogni tanto. Ma posso passarci sopra.
Mi avvicino a te e lo avverti. “ho bisogno che tu mi ripeta che accetterai qualsiasi cosa ti farò, che mi dica che lo desideri perché sei roba mia ora, perché vuoi essere la mia puttana.”
“…sono la tua… puttana…”.
“non basta”.
“sono la tua puttana, lo voglio, voglio che fai di me ciò che vuoi, voglio che mi usi per il tuo piacere. Non desidero altro”.
Non fai in tempo a terminare la frase che avverti un bruciore intenso sulla tua coscia.
“va già meglio”.
Non hai sentito il rumore, non hai avvertito movimenti. Solo quel bruciore che si sta espandendo velocemente… e realizzi! Ti ho frustata. E ringrazi dentro di te per non averti colpito all’interno, dove sai fare molto più male. Ma anche così è difficilmente sopportabile. Ma resisti e non gemi, stringi forte le labbra, quasi ti stacchi un pezzo di pelle, ma non ti lamenti.
E brava. Sembra tu mi voglia sfidare.
Un altro colpo parte e atterra, più forte del primo, più vicino ai tuoi peli pubici, ma sull’altra coscia. Questa volta non riesci a trattenerti e urli. Le lacrime scendono e quasi irrefrenabile risulta la voglia di dirmi di smettere. Quasi. Ma le parole ti si strozzano in gola.
Continuo. Per una, due, tre, dieci volte. Non riesci neanche a capire cosa sto usando per frustarti, sei legata e bendata e non vedi nulla. Non capisci se è una corda o una cintura di cuoio o un guinzaglio. L’idea del guinzaglio ti accarezza. Adatto a te in questa situazione, cagna in calore e disposta a tutto: un guinzaglio e presto un collare, a quattro zampe, pronta a essere montata, oltraggiata, punita, battuta per le tue mancanze. Quelle fantasie che ti hanno sfiorato per tanto tempo stanno (finalmente?) prendendo corpo.
Pensieri che si mescolano al dolore che stai provando. Ora i sogni con le mani tra le gambe di punizioni, frustate, segregazioni, umiliazioni, insulti, si concretizzano ad ogni colpo che ricevi, a ogni lamento che il tuo corpo, tutto il tuo corpo, produce.
Cominci a sentirti completa, appagata e grata a me perché ti sto “infliggendo” quello che per tanto tempo hai desiderato. Colpi forti, duri, senza pietà.
Sei consapevole che puoi spingerti fin dove ti voglio portare. E forse anche oltre.
Ho smesso di frustarti.


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