Storia di Lee 3  

sextornadoX 44M
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3/5/2006 9:27 pm

Storia di Lee 3


Le vidi entrare in doccia, poi ad un tratto Lee uscì dalla sua ed entrò in quella della sua amica bionda. Le docce erano tutte piastrellate di un colore bianco avorio e facevano da contrasto con i corpi abbronzati delle due ragazze. La loro pelle era liscia e di quel colore ambrato che contraddistingue le ragazze della loro età. Il pallore dei loro seni ed il segno bianco tra le loro cosce mostrava esattamente la dimensione e la forma del bichini che usavano abitualmente. Erano i primi di Luglio e la stagione estiva, quell’anno si era aperta anticipatamente immergendo tutta l’Italia in un caldo Saariano. Le docce erano tutte allineate e avevano, come porta, solo una leggera tenda di plastica che regolarmente, le ragazze tenevano aperta. Amavano guardarsi tra loro, e anzi, le più anziane si confrontavano per vedere gli effetti di tanti esercizi e fatiche sul loro corpo.
Chris, chiamerò così la biondina, vi ricordo che la storia è vera, e non posso usare i nomi reali.
Dicevo, Chris appena Lee entrò nella sua doccia, urlò qualcosa che non capii, poi si misero a ridere entrambe. Vidi Lee che diceva qualcosa alla sua amica, io non capivo perché lo scroscio della doccia, copriva le loro voci. Si girarono entrambe a guardare nella mia direzione, poi Lee si strinse a Chris e la baciò. Immaginai le loro lingue mentre roteavano una sull’altra sempre più profondamente. I loro capezzoli irti, strofinavano gli uni sugli altri, rossi come fragole ed ugualmente appetitosi. Chris buttò indietro la testa lasciandosi in balia di un piacere che l’avrebbe travolta mentre Lee pian piano aumentava l’ardore delle sue carezze e dei suoi baci. Ad un tratto Lee si girò, sentii il suo sguardo come in una scoccata d’arco passare attraverso la breve fessura della porta e centrarmi gli occhi, entrarmi nella testa, nelle viscere. I miei muscoli si contrassero, i miei poveri pantaloni elastici, come d’uso nelle palestre, si gonfiarono. Lei non poteva vedermi, ma lo sapeva, lo sapeva bene come dovessi sentirmi. Infatti, mi sorrise ancora, ma nel il suo sorriso c’era una sfida... “Ora vedrai dove posso arrivare!” sembrava dirmi. E cosi fece!

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