l'attimo il momento di tutti  

rm_carpediem162 49M
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3/11/2006 11:47 am

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12/22/2006 2:09 pm

l'attimo il momento di tutti


l'attimo arriva qundo non lo aspetti, a volte lo incontri e non te ne accorgi, ma se lo percepisci seguilo fatti trasportare.
Fatti inebriare, tanto poi da solo, come l'anestesia, una sbornia o un mal di testa, se ne va, ma al contrario di altri vorresti che tornasse.
Ma se poi torna è diverso, mai come prima.
La vita, forse, è un insieme di attimi.
allora:

Sii saggia, mesci il vino
‒ breve è la vita ‒ rinuncia a speranze lontane. Parliamo
e fugge il tempo geloso: cogli l'attimo, non pensare a domani.

Cosi, sono riuscito ad entrare in empatia con la mia collega di corso, che, puntualmente, ogni settimana, vedevo, ma ne io ne lei ci consideravamo.
Era sera, era a Roma, era l'inizo dell' estate e la notte continuava a fare a pugni con l'alba, e stava vincendo.
Al testaccio regnava ancora la musica, la goduria, il profumo del rum e della menta.
Quando il dj annunciò E'finità gente, lei mi chiese: "che facciamo ora? Mi accompagni in Albergo, ho paura da sola".
L'albergo era a poca distanza, era più lontano la fermata Piramide della metro romana.
Il portiere dormiva, non ci sentì, non ci vide.
Noi nell'ascensore ci sentimmo, e come.
Il mio membro era così duro che mi faceva fin male, spuntò fuori dall'elastico delle mutande e raggiunse la citura dei pantaloni.
Lei premette il suo pube ancora più forte e lo strofinò su e giù, su e giù finchè l'ascensore non si fermò al settimo piano.

In punta di piedi siamo entrati in camera sua, mi ha tirato dentro, ha chiuso la porta con uno struscio di natiche e poi mi ha detto: "ora che facciamo" ? "Non mi ricordo più".
"Se è per questo, nemmeno io" le dissi, "ma visto che nella nostra vita studiamo, proviamo ad approfpondire il tema con i ricordi che abbiamo".
Ricominciammo a baciarci intensamente, la sua lingua mi esplorava tutto e più sla spingeva in profondità più il mio membro saliva.
Cominciai a navigare verso le sue curve, risalendo i brivi arrivai ai seni, erano così duri e levigati e subito le mani scivolarono verso i capezzoli.
Il gemito che emise la fece piegare in due e cadde ai miei piedi con la sua bocca all'altezza della mia capella che ormai era uscita dai pantaloni.
Ancora oggi non capisco come fece ma mi ritrovai con il membro libero dentro le sue labbra.

Le feci leccare il gelato per un pò ma poi la tirai sui, la spinsi sul bordo della sedia e infilai la mia bocca fra le sue gambe, e con la linga le comunciai ad esplorare la figa, più leccavo e succhiavo il suo clitorie e più allargava le gambe fino a doverle appoggiare sui braccioli della sedia.
La mia lingua scivolava sulle sue grandi labbra e penetrava in quel dolce pertugio cospraso di miele.

rm_carpediem162 49M

3/14/2006 10:44 am

mi provo a commentare per vedere se sono in linea


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