Incontrarsi una sera  

nomecomune 42M
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6/8/2006 7:43 am
Incontrarsi una sera


musica, forte martellante, invadente nei miei pensieri di quella sera, mentre giravo per le vie del centro e mi mescolavo alla gente, da quanto camminavo? vagavo quasi senza meta, la gente intorno a me correva, per andare a casa, prima, uscendo frettolosa, zitta, veloce dagli uffici, dai palazzi dai negozi che chiudevano, poi i bar che si riempivano di voci, di chiacchere, i vesiti delle donne che cambiavano dai grigi e dai toni smorzati a vestiti piu frivoli, colorati o eleganti per la sera, era forse festa in citta? non per me certo, e poi mi ritrovai li, assordato dalla musica, il giorno aveva ceduto posto alla notte, ma la luce non era calata affato aumentata piuttosto, il sole pallido al confronto delle sfavillanti luci di quella sera.
Mi ritrovai ad un tavolo bevevo, non pensavo, cercavo disperatamente di trascinarmi oltre quel giorno che non voleva andarsene che si prolungava in una cacofonia di luci, e voci e musica, di nuovo martellante, assordante, implacabile!
Poi una voce, (la sua) "..posso prendere la sedia?" che razza di domanda , non era certo mia e sicuramente non m'importava ma mi ritrovai a fissarla e a sentire una voce, la mia voce, risponderle "certo, puoi prenderla, ma non portarla via, siediti qui" se ne andra', pensai, una sedia vuota, in una giornata vuota, come tante altre prima di questa, ma lei era ancora li, mi guardava, "e' carina" mi ritrovai a pensare, sembrava assorta, concentrata, poi sorrise (un altra luce si era accesa o era un bizarro gioco della mia mente?) si sedette,indossava un vestito leggero che poco mascherava le sue forme, non prorompenti ma voluttuose, flessuose. "mi dici di sedermi, ma sembri tu ad essere in un altro posto" mi disse o meglio mi grido' dato che la musica era molto alta e sovrastava tutto, le parole, i pensieri, persino le emozioni. Sorrideva e non so perche le sorrisi a mia volta, un drink, un altro e mi ritrovai a conversare con lei, sopra la musica, sopra i miei pensieri, e sopra le mie emozioni. Aveva gambe lunge affusolate, che terminavano in piccoli piedi inguainati in sandali ( si chiamavano cosi quelle calzature?) pieni di lustrini, sfavilanti riflessi delle mille luci di quella sera. Parlammo poco, ma ridemmo molto, frivole facezie che uscivano dalle mie labbra, vuoti discorsi che celavano un bisogno di commiserazione e autodistruzione, ma che sorprendentemente finivano col semrare quasi un discorso coerente. Alla fine il mio sguardo fini col posarsi sempre di piu sulle sue forme, sulle sue mani, che muoveva incessantemente come a sottolineare la vacuita' di ogni sillaba che mi giungeva muta per via del frastuono. "...andiamocene!" afferrai infine, ci alzammo, e allontanandosi si muoveva con andatura quasi dinoccolata, ma molto seducente, la seguii per le vie, di nuovo in cammino di nuovo perso, ma in pensieri diversi, ci fermammo infine ad una piccola porta a vetri, con sbarre in aluminio. "Sali" disse, perentoria o interrogativa? non lo capii, ma mentre me lo chiedevo ero gia per le scale dietro di lei, un vago odore di salsa per le scale, misto al calore della sera, agli odori della vita, che sentivo e di cui ero quasi nauseato, ma non ora, ora seguivo lei, affamato del vuoto che divorava i miei pensieri mentre la guardavo. Entrammo in casa, un piccolo corridoio con il pavimento in marmo e una pallida carta da parati che sembava averne viste piu di me, un piccolo mobile in legno con sopra un vecchio telefono, di quelli con ancora la ghiera rotante ( ma funzionavano ancora quei cosi??) era l'unico arredamento visibile. lei chiuse la porta, con una piccola catenella, come nei film, qusi mi aspettavo vederla spezzarsi sotto il calcio dell'attorucolo di turno, ma nulla si muoveva e c'era solo silenzio, finalmente.
Lei mi prese per mano, mi guido' senza accentere la luce fino in fondo al corridio, verso una stanza piccola con un letto matrimoniale con una grande testiera in legno scuro, dalle persiane socchiuse filtrava la luce fredda di un lampione.
lei mi lascio' la mano e spari' in quello che immaginai essere un picolo bagno. Mi sedetti sul letto e accesi una sigaretta. Cosa facevo li? e poi li dove? non sapevo neppure in che parte della citta' ero finto, guardai il fumo disegniare volute e ombre nell'aria."non fumare qui dentro" mi girai, era nuda, pallida, nel buio sembrava leggermente luminosa, che strai cherzi puo' fare la mente, mi alzai, le passai accanto e spensi la sigaretta nel piccolo lavabo sormontato da uno specchio rettangolare, con due lampadine, una era spenta, probabilmente rotta. Mi rivolsi di nuovo a lei, le presi le mani, le baciai, poi la tirai a me posandole le mani sulle spalle e baciai il suo collo, lei sospiro', il mio bacio divenne un morso, non troppo forte da farle male, ma sufucente a lasciare un segno sul pallore di lei, le sue mani intanto giocavano con i bottoni della mia camicia, la spinsi delicatamente lontano, urto' il bordo del letto e si ritrovo' seduta. mi guardava negli ochi e io ricambiai lo sguardo, spogliandomi a mia volta, lentamente, meticolosamente, quasi a sottolineare l'estraneita' della mia mente da cio che il mio corpo faceva, dall'evidenza di cio' che voleva ( che volevo?) rimasi in boxer e lei mi attiro' a se prendendo il bordo inferiore di questi, poi tiro' con forza verso il basso, ma ero gia' eccitato, e il mio sesso si oppose all'elastico, infine l'insistenza di lei ebbe la meglio, d'u tratto libero da impedimenti e gonfio di passione il mio sesso si alzo di scatto, producendo un sonoro "stock" al contatto col mio ventre nudo. SCoppiammo a ridere, ( era molto che non ridevo cosi spensieratamente) la feci sdraiare baciandole il segno rosso sul collo, e scendendo giu, lentamente, baciando ogni parte di lei, che intuendo cosa stesi per fare apri' le gambe lisce, e vellutate......

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