IL TUNNEL  

giochinsieme2 49M
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3/9/2006 5:00 am

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1/14/2008 3:38 am

IL TUNNEL


Nevica. Con forza e intensità; la neve non cade a fiocchi ma a grappoli bianchi che si fanno trasparenti sul vetro della macchina.
Lui li guarda con rapimento e dice "Non puoi capire". Mi stringe e sento il suo amore fluire come linfa vitale dal suo corpo al mio.
Ci hanno detto alle sei e mezzo. Invece il treno con cui attraverseremo questa montagna per tornare in città è già arrivato e sulla macchina attendiamo che si metta in movimento per farci attraversare il ventre buio della terra. E non posso non pensare al viaggio d'andata. Su questo treno per sole macchine si viaggia col freno a mano tirato e la prima marcia ingranata; anche chi guida diventa passeggero. All'improvviso dopo i primi cinquecento metri alla luce del sole, piombi nella notte della montagna.
Eh sì, il viaggio d'andata. Quando la notte del tunnel sembrava essere diventata definitiva e non si vedeva neppure lontanamente la luce dell'altro versante, ci eravamo abbracciati con intensità diversa, complice una inaspettata oscurità. Mi piace tanto baciarlo sul collo, sento il suo profumo di uomo in modo più diretto, ed è vicino al torace e alla bocca. Quella bocca che bacerei di continuo, che passerei continuamente con la lingua cercando di definirne in modo preciso nella mente le perfezioni. Nell'abbraccio si sviluppa sempre calore, quel calore che col battito cardiaco mi mette un'inarrestabile frenesia, devo sentire il suo respirare affannoso, le sue parole di godimento, non posso farne a meno. Mi abbasso rapida ma leggera, lo sento prima con la mano, da sopra i jeans, morbidi, color vino. E Lui è lì, duro, pronto, potrebbe fare tutto, sciogliersi nelle mie mani, penetrarmi con violenza, oppure...
Non ricordo come è successo, ma in un attimo tutte le costrizioni erano venute meno, e lui era lì, pieno, nella mia bocca. Come un sorso troppo abbondante, che non sai se trattenere per sentirne il sapore o buttare giù per ricominciare a bere.
Non mi piaceva prenderlo in bocca. Mi è sempre sembrata una cosa che si dovesse "comprare". Ma lui si fa gioco di me: "Tutte le donne dicono così". Forse sarà una questione di maturità sessuale. Ma ho sempre pensato che solo la giusta alchimia di amore e attrazione sessuale potessero guarirmi da questo mio disamore.
Adesso mi piace succhiare il suo. Non mi sembra mai imposto -difatti non lo è- mi eccita, specie sentirlo gonfiare dentro di me, ed essere prona su di lui, totalmente abbandonata ai suoi umori, con il solo pensiero di accoglierlo, di prenderlo con me. Non credo di essere particolarmente brava a succhiarlo. Ma il suo cerco di goderlo, deglutisco e lo sento nel palato, lo tocco con piccoli movimenti della lingua, lo succhio come faccio con le mie amate gomme americane quando voglio godere appieno del sapore di menta.
Tutto questo aiutata da un buio che ha acceso il sesso tra di noi, ma troppo tardi per farlo venire, dentro la bocca o fuori. La luce.
VIAGGIO DI RITORNO
Nevica. Mio Dio, chi può capire la speciale estasi che questo manto bianco, spruzzato sugli alberi come da una mano d'artista, mi mette addosso? Dov'è la mia piccina? Vieni qua, devo stringerti, anche se non capisci.
Lei è così avvolgente, sta zitta e si mette comoda nel mio abbraccio. C'è solo una musica alla radio e siamo su un treno per tornare a casa. Un treno speciale che passa in un tunnel e trasporta le macchine. Ci muoviamo. Stiamo andando al contrario, ma non importa. E così bello, vedere la neve che cade senza dover guidare, come da uno schermo tv. Cadiamo abbracciati nel buio. Devo baciarla, non posso trattenermi. Penserà che voglio di più? Lei si è parata il ventre dicendo "Basta, sono in sciopero". Abbiamo fatto l'amore tanto e dappertutto. Negli spogliatoi delle terme, dopo due ore tra sauna e bagni, appena si è abbassata il costume, nella cabina, le ho baciato i capezzoli, e un minuto dopo, la prendevo da dietro e lei stava lì, tutta bagnata e mi ha fatto venire. Mentre c'era dappertutto intorno a noi gente che si metteva a posto dopo il bagno, con il rumore di phon in lontananza e il chiacchiericcio diffuso.
Eppure anche ora risponde ai miei baci, anche ora le scanso il maglioncino e il reggiseno per trovarle i capezzoli. Le slaccio i jeans e la tocco. E' bagnata fradicia. Ma non faceva sciopero?
Mi abbassa i pantaloni e io sto lì, ho una voglia di entrarle dentro che non posso più aspettare, lei si tira giù i pantaloni e se lo avvicina. E si muove con voglia e quando fa così io non so come trattenermi dal venire subito.
Cerchiamo di scopare per un attimo. Ma non riesco a penetrarla. Lei non può aprire le gambe con i pantaloni che le bloccano le coscie.
"Devo spogliarmi, devo spogliarmi" dice. Si toglie una sola scarpa e una sola gamba dei pantaloni e poi se lo mette dentro in preda a una foga erotica che non mi pare di ricordare così feroce in altre occasioni.
Urla e geme e io la sbatto con un amore che lascia anche me sbalordito, entro in questa donna che qualche volta mi pare una fanciulla indifesa e qualche altra una strega da cui proteggermi, le entro dentro e sento che farei tutto per lei, che il suo mistero quando la penetro si fa meno pauroso e intanto lei urla confondendosi col rumore delle rotaie, e la macchina si muove nel buio, ogni tanto passano luci verdi e rosse ma fioche sulle nostre teste. Lei mi attira a sè come una ventosa e io, solo all'ultimo riesco a saltarle fuori e a venirle tutto addosso. Sulla maglietta blu e il maglioncino coi fiorellini verdi con cui ha sciato stamani.
"In fretta, in fretta, rivestiamoci".
"Stai calma, c'è tempo".
Ma di tempo non ce n'era, d'improvviso si fa luce. Lei si copre in modo provvisorio, poi decide di fare le cose per bene. Senza preoccuparsi dello sperma sul suo seno e sul ventre, si riveste di tutto punto e anch'io.
Anch'io che la guardo e non posso credere che sia successo anche questo, che sbattersi su un treno potesse portarmi ad amarla ancora di più, di un amore assoluto e sconosciuto, che lei mi fa toccare spingendomi ogni volta un po' più lontano.
Meno male che l'ho incontrata. Altrimenti non so con quale tristezza avrei scoperto che da questo versante del monte non nevicava più.

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