lettera ad una amica (dopo tutto)  

fortune_six 47M
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1/7/2006 4:09 am

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3/5/2006 9:27 pm

lettera ad una amica (dopo tutto)

Ci vuole fegato. E quando manca, basta la disperazione.
Allo specchio. I capelli corti, grassi alle radici e secchi nelle punte, sembrano la metafora della mia esistenza, la mancanza di equilibrio. Le mie orecchie d’elfo mi relegano al mondo della fiaba, quando va bene. Due occhi inespressivi, per mancanza di luce, supportano un paio di lenti a guisa di faro. Un naso piccolo, una bocca piccola, e la mandibola ed il mento, che il vento sembra abbia levigato della loro naturale virilità E poi un collo lungo, troppo bello in un donna; in una donna, appunto. Più in giù le spalle, strette e sfuggenti, timide per natura, spalle da pacifista, spalle da resistenza passiva, per il semplice motivo d’esserci. Per fortuna uno specchio a metà.
Non vedo motivo d’ orgoglio nel riflesso della mia immagine. Qualche volta, svegliandomi al mattino, la evito di proposito. Eppure è la sola cosa che mi appartiene, ed è unica, a prova d’imitazione. La mia faccia. Vorrei che tu chiudessi gli occhi per vedere se ancora ne ricordi qualche brandello. E vorrei che tu potessi guardarmi negli occhi, per vedervi otto mesi di nulla. Perché la mia vita si è fermata a quel giorno di settembre. Fuggo, qualche volta fuggo in avanti, vedo gente, faccio cose. Ma poi, quando i piedi mi fanno troppo male, rallento il passo, verso sera, mi giro, eccolo: è ancora settembre. “Mi sono persa…”. No, piccola mia. Mi sono perso. E Non so dove andare.
Vorrei non averti mai incontrato e vorrei respirarti. Vorrei non avere mai fatto agosto senza te e vorrei avere camminato per sempre. Ho un cuore schizofrenico. E tu non puoi farci nulla. Nemmeno il silenzio che mi hai donato generosamente, quasi fosse moneta per pagarti una corsa sul treno della felicità, può nulla.
Ogni volta che ti scrivo, immagino sempre di mettere tra le parole l’antidoto per riportarti da me. Ecco perché non ti so dire se questa è la mia ultima lettera. Vorrei lo fosse, però. Sapremmo entrambi della mia guarigione. O della definitiva cancellazione del tuo volto dai miei pensieri. Perché tu sei sempre presente, anche quando esco con qualche donna, magari più vecchia di me, che mi dice: “tesoro, fai l’uomo, procurami una sigaretta”. Allora penso, non so se amo te o il ricordo di te, sicuramente mai amerei chi mi chiama tesoro e mi manda a fare l’uomo mendicando sigarette.
Sei stata la morte della mia lunga adolescenza. Mi hai strappato dalla routine delle frasi preconfezionate tipo “cosa farò da grande”. Solo che ora, ad essere grande, non mi ci diverto, tanto per usare un eufemismo. E chiederti di aiutarmi, mi pare una comica. Su! Rimetti a posto il giocattolo che hai rotto! E per favore,tornaci a giocare, magari per più tempo; perché sai, è un giocattolo intelligente, impara.
Mangio senza te; dormo senza te; mi diverto senza te; ho solo un dannato problema di relazione con il vuoto che hai lasciato. Sono passati mille anni e non è successo nulla. Sono seduto sullo stesso ciglio della strada dove un giorno mi abbandonasti. Se io fossi un cane otterrei sicuramente giustizia. Come uomo giusto una pacca sulla spalla da qualcun altro che ci è passato prima di me.


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