Histoire d'U (atto secondo)  

fortune_six 46M
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8/27/2006 4:29 pm
Histoire d'U (atto secondo)

Che Traiano non fosse un timorato di qualche dio, lo si sapeva, giacchè dio lo era pure lui, ma coinvolgere l’Undici in una ripassata alle streghe del monoteismo, questo poi, fu un vero e proprio abuso di data. Insomma, te ne stai ai tropici da non sai più quanto tempo, incurante dei capricci dell’umanità intera, circondato da un mare infinito, convinto che l’oblio ti abbia restituito la tranquillità dell’assenza dal calendario, ed ecco che, cedendo all’evasione dell’abbiente, turista e non più migrante, t’imbatti in vecchi conoscenti d’arme che ti presentano alla corte di quelli che contano. E questi iniziano, ahi te, a contare… Quand’anche il poveretto, due segmenti infermi e paralleli per il rotto della cuffia, declinasse l’invito alla partita di caccia ai Cristiani - oramai alla terza edizione -, presentando regolare certificato di scarsa cagione, ecco l’imperatore affiancargli quella mezza immaginetta di Uno, buono per qualsiasi brodo, a rinforzargli l’insalubre costituzione. Fuggì l‘anno seguente, l’antieroe, a est dei fasti di Roma, in provincia d’Armenia. Ma l’invadente Traiano invase pure quella, molestando quei Parti il giorno in cui il loro ospitale re aveva regalato all’Undici un Cinque come alare.
Ahi! Roma… Anello del ritorno perpetuo, dell’eterne stagioni di conquista e risacca. Uno (pronome indefinito) vede Napoli e poi muore, ma, se è accorto, si ferma prima, torna indietro o risale lo Stivale per il versante adriatico e si stabilisce a Roma. O ritorna. A Roma. E l’Undici non fece eccezione. Figlio di due enne al quadrato, scriba in Egitto, inviato di guerra, inviato in guerra, defilato, ammutinato, rimpatriato, rifuggito, tornò per la Seconda volta nella Civitas, dopo l’inversione numerica regalata al Bambinello. Soggiorno termale per il Nostro, tra gli umidi anatolici in cerca di ristoro. Ai bagni si intrattenne con illustri utenti, tutti senatori a vita, tranne un paio, fratelli tra loro e figli di dio. Nessuna parentela con l’Altro… Caracalla e Geta avevano costumi assai differenti, il primo, vestito sempre alla moda, subiva i dettami degli atelier parigini; l’altro, invece, introversa ombra del più à-la-page fratello, era così adeso alle pareti dell’insuccesso da non essere ricordato che in pochissime cronologie fondamentali. Un disastro. Fu ai bagni che si seppe della dipartita del di loro padre in Britannia e, sempre ai bagni vennero loro conferiti i poteri del defunto imperatore, festeggiati da tutti a suon di virili colpi con toghe bagnate. Ora, una verità è tale perché accettata da tutti, e tutti sono d’accordo quando l’oggetto dell’ente è manifesto. Fu allora un’eccezione dovuta ai fumi del turco bagno se, quando venne ritrovato il corpo freddo (eppure caldo) del timido Geta, non vi fu accordo nemmeno sull’arma del delitto? Considerando che A, una pezza di cotone cingeva vincente l’assedio al collo del cadavere e B, l’unica nudità palese apparteneva al fratello, non più semi dio, ma divin d’un pezzo…
Lontano dagli inciuci della politica romana, l’Undici ripiegò di nuovo a levante. A Bisanzio l’aspettava un Sei, abbandonato dal gemello che, fujtato con un Ventidue, s’affrettava alla volta della Mecca, proprio nel cruciale periodo della raccolta delle pesche in Cesarea.


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