7 giugno 2005  

clonata 48F
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6/7/2005 6:53 pm

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3/5/2006 9:27 pm

7 giugno 2005


mia madre ormai è anziana e nel corso degli anni è riuscita a capire molte cose di me. anni fa ad esempio proprio non vedeva di buon occhio che io me ne andassi in giro per il quartiere ogni giorno con un ragazzo diverso. il giorno in cui mi vide in un bar del centro con un uomo che poteva essere mio padre io avevo quattordici anni. quel giorno più che non capire fece proprio un gran casino. entrò nel bar. prese un ombrello all'ingresso. e glielo spaccò in testa. io prima vidi l'ombrello. poi il sangue. poi la faccia di mia madre. poi sentii le orecchie allungarsi pericolosamente e mia madre che diceva con un tono di voce incomprensibile. puttana. diceva. puttana. non urlava. lo ripeteva come fa sé e sé. trascinandomi fuori dal bar. poi in strada mi diede la migliore sberla che mai abbia ricevuto. una cosa da film. aveva spostato la mano sinistra dal mio orecchio ai miei capelli. ne aveva afferrato una ciocca proprio sulla fronte. e aveva chiuso il pugno. immobilizzandomi. poi caricò la destra. come avesse fatto pugilato per tutta la vita. caricò la spalla. tirò indietro il braccio fino a farsi male. quando sentì che la molla era carica chiuse il palmo e mentre la mano volava nell'aria a folle velocità lasciò che le dita si separassero leggermente. il palmo della mano colpì la mia guancia con precisione millimetrica. sentii le gengive collassare. il cranio torcersi più che ruotare. la ciocca di capelli rimase nella mano sinistra di mia madre. lo schizzo di sangue che mi zampillò dalle labbra la colpì di striscio. finalmente mollò la presa. niente da dire. una sberla coi controcazzi. poi cominciò a frugarmi. a tastarmi da tutte le parti. la voce assolutamente calma. diceva. i soldi. dammi i soldi. e toccava da tutte le parti. sul marciapiede. con una piccola folla di persone che osservava come fossimo marziane. i soldi. ripeteva. dammi i soldi. quando finalmente si convinse che non ne avevo improvvisamente si immobilizzò. incredula. con la stessa mano della sberla sulla stessa guancia della sberla con infinita compassione mi diede una dolcissima carezza. come a un malato terminale. poi mi prese la testa fra le mani. e mi leccò il sangue che ancora colava dal labbro. e mi baciò la guancia gonfia. sussurrando disperata. ora per la prima volta piangendo. distrutta dal dolore. sussurrandomi all'orecchio rosso e gonfio. allora non sei una puttana. allora sei una troia.

Duke_Inxs_2003 48M
1 post
7/5/2005 2:14 pm

... povera donna, .. di nome e di fatto.


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