Sed fieri sentio et excrucior.  

Aroveto 46M
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11/17/2005 1:11 am

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3/5/2006 9:27 pm

Sed fieri sentio et excrucior.


E’ un risveglio simile a quello di un personaggio di Bukowski il mio, il cervello, o quel poco che ne resta, tagliato in due, di cui una distrutta dai daiquiri frozen dell’altra sera a casa dell’ospite d’inverno, e l’altra spappolata dal nero d’avola di ieri. Riguardo il cellulare: il numero è ancora presente in memoria e lo cancello, con stizza, quasi con odio. Doccia, l’acqua calda, bollente da staccare la pelle, vestizione, odio lo stile formale ma l’abito fa il monaco ed è necessario ‒ oddio, se volevo essere preso in considerazione per il mio abbigliamento andavo a lavorare da Dolce&Gabbana ‒ colazione lenta, caffè, brioche, succo d’arancia, lettura del Corriere della Sera. Automobile, ufficio, scrivania, computer, mail dell’ospite d’inverno. Ti è piaciuta la puttana? Quale puttana? L’amica della mia donna, quella vestita come una puttana. Non era vestita come una puttana. Lo era. Essere esibizionisti e vestire in modo provocante non vuol dire essere una puttana. Ho detto come una puttana anche se solo una puttana si veste in quel modo. Ma ti piace la parola puttana oggi? Puttana! La tua donna ha messo su un porno e non mi pare che faccia la pornostar a meno che non ti sarebbe piaciuto che si facesse una doppia con due tuoi ospiti. Che c’entra? C’entra, c’entra. Ma ti è piaciuta? Ti piace la luce del sole? Ecco che riprendi a fare il filosofo, rispondi alla domanda: ti è piaciuta? Ti piace sentire il sangue pulsare nelle vene? Rispondi sempre ad una domanda con una domanda? Perché no? Ti detesto. Non mi adori, e mi è piaciuta. E’ una puttana. Per te sono tutte sante o tutte puttane. Le donne si dividono i due categorie, le puttane e le pure: le puttane sono puttane, e le pure, pure. Ammetto che la battuta è carina, ma non ti pare di esagerare? Cosa pensi di fare? E poi sono io quello che risponde ad una domanda con una domanda: non lo so. E’ intelligentissima, in cima a quelle gambe chilometriche c’è un cervello di prim’ordine. Quindi non è una puttana. Provocavo.Tu sei un idiota, lei è il sogno che mi ha regalato la vita. Cosa? Niente, faccio il filosofo: come mi devo comportare? Siediti sulla sponda del fiume ed aspetta che passi il cadavere del tuo nemico. E poi il filosofo sono io: vai a quel paese. Ciao. Ciao. Ti penso, non riesco a smettere di pensare a te, non riesco a concentrarmi, mi prendo una pausa e scendo al bar di sotto: ho bisogno di un caffè, forte, amaro, denso. Come i pensieri che si accavallano e non ne trovi né capo né coda. Entro nel caffè: il sangue mi si blocca: scarpe da tennis, jeans, maglietta, faccia gonfia, il cuore si ferma, il respiro è mozzato, stai addentando una cornetto con un cappuccino, sei di fretta, lo vedo, resto fermo sulla porta del bar. Ingurgiti, addenti, pulisci, ringrazi, paghi, ringrazi, esci, non mi noti. Ti volti è fai un cenno con la mano e mi dici: “augurami buona giornata” e fuggi via come il vento che spazza via la superficie del lago. Mormoro in trance: “Buona giornata”. Oggi mi hai regalato un sogno, vorrei poterti regalare una magia. Sorrido.

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